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Cinema

Pandori, Centri Commerciali e Zombi

By Andrea Carfi | Founder & President Posted on 04/01/2018

Fotogramma estratto dalla serie tv "The Walking Dead" in cui gli zombi cercano di entrare in un centro commerciale
Immagine tratta dalla serie TV “The Walking Dead”

Pandori, centri commerciali e zombi: da cosa possono essere uniti questi tre elementi? Qualche giorno fa un video condiviso su Facebook ha attirato la mia attenzione: è una ripresa di una telecamera di un supermercato che mostra un gruppo di persone che, cercando di assicurarsi il più alto numero possibile di Pandori Bauli in offerta a 1 euro, si lancia in una sfida all’ultimo sangue, distruggendo letteralmente la postazione dove i pandori erano stati posizionati e lasciando poi (una volta esauriti i pandori in pochi secondi) solo le macerie in giro e andandosene via, totalmente incuranti di ciò che avevano appena fatto e/o a cui avevano appena assistito.

Capisco come una scena del genere abbia potuto impressionare la maggior parte delle persone: vedere i propri simili agire come automi nel tentativo di accaparrarsi (almeno) un pandoro in offerta non è esattamente un bello spettacolo e ovviamente la reazione/riflessione più comune, in casi come questo è il classico “io non sono come loro” o qualcosa di simile.

Pandori, Centri Commerciali e Zombi: Metafora e Riflessione Sociologica

Il punto è che fenomeni del genere sono stati ampiamente studiati e analizzati da varie branche della sociologia e devo ammettere che personalmente, avendo studiato io stesso, da sociologo, anche questa tipologia di fenomeni, il video in oggetto non mi ha sorpreso più di tanto, ma mi ha fatto immediatamente venire in mente (complice anche la divertente didascalia “The Walking Dead Bauli” al video in oggetto) la pietra miliare horror del 1978 “Zombi (Dawn of the Dead)” del compianto Romero (1940-2017), persino citata nei testi di sociologia come metafora della società dei consumi. In “Zombi”, infatti, l’unico luogo in cui la massa indifferenziata dei morti viventi si ritrova è, non a caso, un centro commerciale: unico luogo/non luogo in cui la massa dei consumatori-zombi ricorda di essere stato e che percepisce quindi, più di ogni altro, come proprio; luogo/non luogo in cui, in realtà, hanno perso la ragione e l’individualità ancora prima (molto prima) di diventare zombi, proprio perché morti viventi, in qualche modo, lo sono sempre stati.

Il cuore della feroce critica/satira sociale che il film di Romero porta con sé è da individuare, quindi, nella riflessione sociologica sul consumatore-zombi che vaga per i negozi in cerca di sconti e offerte, che resta in fila per ore con il solo scopo di assicurarsi quel determinato prodotto in saldo, che è persino capace di colpire con violenza il proprio simile (ricordiamo che gli zombi cinematografici sono automi cannibali alla costante caccia di “vivi” che infettano con un morso, facendoli poi diventare, quindi, come loro) pur di riuscire ad acquistare quel prodotto a quel prezzo così vantaggioso (esattamente come nei tanti video su ciò che accade durante i “Black Friday”), che rinuncia inconsapevolmente al suo individualismo per trasformarsi, altrettanto inconsapevolmente, in una massa indifferenziata di automi, che si riconosce in qualche modo solo all’interno di un centro commerciale e che quindi conferma di essere/essere stato sempre, esclusivamente, una sorta di ingranaggio del sistema economico: a giudicare da video come quelli linkati in questo post, Romero, già ben quarant’anni fa ormai, aveva centrato in pieno l’inquietante fenomeno della disumanizzazione della società.

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Cool Hunting: le Subculture Giovanili anni ’40, ’50, ’60

By Andrea Carfi | Founder & President Posted on 20/12/2014

Andrea Carfi Consultancy_Formazione

Durante i workshop e i corsi che dedico alla figura del “Cool Hunter” (il Ricercatore di Tendenze, figura legata al mondo della moda, che negli ultimi vent’anni si è ritagliata un’importante e autonoma posizione all’interno della sociologia della cultura: affronterò questa attività professionale, approfondendola e spiegandone le origini in alcuni post futuri), dedico sempre uno spazio importante alle subculture giovanili.

Il concetto di subcultura, mutuato dalla sociologia, dall’antropologia e in particolare da uno dei campi di applicazione dell’osservazione partecipante (una delle più importanti tecniche qualitative della ricerca sociale, usata anche nel cool hunting: in generale viene impiegata per studiare un determinato gruppo sociale, una determinata cultura dall’interno e partecipando in modo attivo e totale ai loro usi e costumi), è importantissimo per descrivere quei gruppi, quei segmenti sociali che in qualche modo si distaccano dalla più ampia cultura ufficiale di cui fanno parte. Questo concetto, applicato ai movimenti giovanili, è fondamentale per capire i grandi cambiamenti che ci sono stati nella moda (intesa come complesso insieme di fenomeni sociali, non solo come abbigliamento) ed è importantissimo quindi per il cool hunter che deve, attraverso determinate tecniche e strumenti di cui parlerò in futuri post, analizzare on the road i luoghi dove le subculture giovanili (legate spesso e volentieri, come vedremo, a determinati movimenti musicali e a determinate opere cinematografiche) fermentano dando origine a nuovi stili di vita e permettendo al cool hunter, quindi, di individuare e anticipare le nuove tendenze.

Inutile dire che il ricercatore di tendenze dovrà conoscere bene quelle che sono state le subculture giovanili del passato (con le loro evoluzioni e le influenze che hanno esercitato) per capire quello che sta succedendo oggi nel campo.

Consapevole del fatto che, per trattare in modo completo ed esaustivo un tema complesso come quello delle subculture giovanili, dovrei scrivere un libro, l’obiettivo di questo post (e del prossimo) è dare uno sguardo generale, attraverso lo schema seguente, alle principali subculture giovanili dagli anni ’40 (!) a oggi (allo stesso modo di Codeluppi, 2002). Questo post è dedicato alle subculture giovanili degli anni ’40, ’50 e ’60 (quest’altro è dedicato, invece, alle subculture giovanili degli anni ’70, ’80, ’90):

Cool Hunting & Zooties, Bikers, Teddy Boys, Rockers

  •  Cool Hunting e Zooties: movimento di dandy mezzi neri e mezzi ispanici nella Harlem degli anni ’40; si vestivano con lo zoot (da qui il nome) che era un abito con giacca molto lunga e pantaloni molto larghi.
  •  Cool Hunting e Bikers: anche qui la loro origine risale agli anni ’40, movimento di motociclisti abbigliati con jeans, stivali e cosìdetto “chiodo” (giubbotto di pelle creato nel 1915). Rappresentati anche cinematograficamente nel film “Il Selvaggio” (1954) con Marlon Brando (in cui viene rappresentato il fatto, realmente accaduto, dell’invasione di un paese della California – Hollister – da parte dei Bikers), si contrapponevano all’americano medio dell’epoca che utilizzava l’automobile, vista dai Bikers come una sorta di prigione, mentre la motocicletta simboleggiava per loro la libertà, il selvaggio west (moto-cavallo), la sensualità.
  •  Cool Hunting e Teddy Boys: seguaci del rock ‘n’ roll americano di metà anni ’50.
  •  Cool Hunting e Rockers: Bikers e Teddy Boys fusi insieme in Inghilterra negli anni ’60: così si potrebbe definire questo movimento (piuttosto grezzo e rissoso) appartenente al ceto operaio e seguace del rock ‘n’ roll suonato da bianchi.

Cool Hunting & Mods, Beat, Hippy

  •  Cool Hunting e Mods: dandy della working class sofisticati, eleganti (influenzati da Francia e Italia e, a livello cinematografico, dalle commedie all’italiana per quanto riguarda l’abbigliamento; influenzati dall’Italia anche per quanto riguarda l’uso della Vespa e della Lambretta) snob, modernisti (il termine “Mods” viene da “Modernists”), innovatori, frenetici nello stile di vita (facevano uso massiccio di anfetamine per reggere determinati ritmi), amanti della cultura, amanti della musica dei neri afroamericani: rhythm and blues, soul, cool jazz (quest’ultimo, in particolare, avrà a che fare, come vedremo, con le origini del termine chiave per il cool hunting, ovvero la “coolness”). Saranno rappresentati nel film “Quadrophenia” alla fine degli anni  ’70, film tratto dall’omonimo album doppio degli Who.
  • Cool Hunting e Beat: movimento che negli anni ’50, in America, inaugura la contrapposizione tra le culture che vengono abbracciate dai Beat (culture e filosofie orientali, nuovi, rivoluzionari e sperimentali modi di concepire la poesia e la narrativa, LSD ecc.) e tutto ciò che era il mito americano: successo, carriera, soldi, agiatezza, ambizione ecc. La naturale evoluzione di tutto questo non poteva che essere la subcultura giovanile seguente: ovvero gli
  • Cool Hunting e Hippy: pacifisti, antimilitaristi, portabandiera della rivolta controculturale che porterà agli apici della “Summer of Love” (1967), del ’68 e di Woodstock (1969) con la leggendaria performance live di Jimi Hendrix che violenterà l’inno americano facendolo diventare un vulcano di distorsioni. Qui il movimento ha un legame inscindibile con l’esplosione rock dei ’60: Beatles, il già citato Hendrix, Who, Jefferson Airplane, Bob Dylan, Byrds, Pink Floyd, Beach Boys, Doors, Janis Joplin, solo per citarne alcuni dei più famosi. Nasce il rock psichedelico, influenzato dall’uso e abuso dell’acido lisergico e dalla volontà di aprire le porte della percezione per mostrare gli universi della mente: la psichedelia influenzerà anche l’abbigliamento, caratterizzato da un’esplosione di colori accesi, sgargianti, perfetti per esprimere quell’identità sociale e culturale così diversa dalla generazione precedente. I giovani infatti, a livello sociale, non sono più i “soggetti senza molta importanza che aspettano di diventare adulti” degli anni precedenti: in questo periodo diventano, letteralmente e definitivamente, il centro del mondo.

 

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